«Accanto all’ascesi e alla Parola di Dio, la carità: nella comunità monastica i poveri erano di casa. Ad essi Paolino non si limitava a fare l’elemosina: li accoglieva come se fossero Cristo stesso. Aveva riservato per loro un reparto del monastero e, così facendo, gli sembrava non tanto di dare, ma di ricevere, nello scambio di doni tra l’accoglienza offerta e la gratitudine orante degli assistiti. Chiamava i poveri suoi «patroni» (cf. Ep. XIII,11 a Pammachio) e, osservando che erano alloggiati al piano inferiore, amava dire che la loro preghiera faceva da fondamento alla sua casa (cfr. Carme XXI,393-394)
L’Associazione “San Paolino per la contemplazione e la fraternità” nasce dall’esigenza di rispondere a un bisogno molto sentito nel nostro tempo, in cui la vita agitata rende spesso difficile il rapporto contemplativo con Dio e al tempo stesso la crisi delle relazioni, che diventano, persino in famiglia, più povere, genera una sensazione di solitudine e una tentazione di individualismo, che allontanano dall’ideale dell’amore evangelico e dal modello di vita cristiana vissuto da Gesù stesso e poi dalla prima comunità cristiana, dei cui membri si dice che erano “un cuor solo e un’anima sola”.
Un padre della Chiesa, San Paolino di Nola, vissuto fra il 352/53 e il 432, si presenta come un esempio fulgido di una vita cristiana in cui la contemplazione e la fraternità appaiono i pilastri della regola di vita che egli e la moglie Terasia si diedero vivendo in un monastero eretto a Cimitile, nelle vicinanze di Nola, vicino al Santuario di San Felice, loro celeste patrono.
La vita di Paolino era stata fino ad allora movimentata. Di famiglia cristiana, non era stato battezzato, venendo formato alle lettere, alla poesia e alla vita politica. Ricchissimo, dalla sua Gallia era giunto in Campania come governatore, avendo nella stessa regione tanti possedimenti. Finito il suo mandato, proprio l’esperienza nolana lo indusse a prendere sul serio le ragioni della fede. Fu iniziato all’amore di Cristo da Sant’Ambrogio a Milano, nello stesso tempo in cui il Santo vescovo formava al Vangelo il giovane Agostino, futuro santo e amico di Paolino. Tornato in Gallia, ricevette il battesimo e sposò la nobile spagnola Terasia. Ebbero un bambino che morì dopo pochi mesi, dando a loro la misura della precarietà delle gioie terrene. Già entrambi coltivati dalla grazia, si sentirono chiamati a una vita offerta tutta a Dio nell’ascesi, nella preghiera e nella fraternità. Vendettero tutto per i poveri, e scelsero Nola come luogo della loro nuova vita. Quando si trattò di erigere il monastero, Paolino non ebbe dubbi: da governatore aveva costruito per i poveri e i pellegrini una casa di accoglienza. Il monastero fu costruito su quella casa, con una motivazione e uno stile di vita, che ben sono sintetizzati in una catechesi di Benedetto XVI: «Accanto all’ascesi e alla Parola di Dio, la carità: nella comunità monastica i poveri erano di casa. Ad essi Paolino non si limitava a fare l’elemosina: li accoglieva come se fossero Cristo stesso. Aveva riservato per loro un reparto del monastero e, così facendo, gli sembrava non tanto di dare, ma di ricevere, nello scambio di doni tra l’accoglienza offerta e la gratitudine orante degli assistiti. Chiamava i poveri suoi «patroni» e, osservando che erano alloggiati al piano inferiore, amava dire che la loro preghiera faceva da fondamento alla sua casa».
L’associazione vuole, in quale modo, attingere a questo spirito e ispirarsi a questo modello. Essa nasce in una relazione spirituale profonda di alcuni fratelli e sorelle che sono stati chiamati alla vita eremitica e altri che sentono il desiderio di realizzare una vita contemplativa e fraterna nelle circostanze ordinarie della vita secondo la vocazione laicale incardinata sul battesimo oppure dentro la loro vocazione di consacrati appartenenti a una famiglia religiosa o a un movimento ecclesiale. Nel pieno rispetto dei vincoli a cui ciascuno è tenuto nel suo stato di vita, l’associazione si pone come un aiuto spirituale, chiedendo ai membri quella collaborazione pienamente compatibile con la loro vocazione. Si spera così di essere nella comunità cristiana un piccolo lievito. Ci affidiamo al tempo stesso alla materna guida della Chiesa nella più completa adesione alla fede da essa professata e alla guida autorevole dei Pastori, in modo speciale al Vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino che ha approvato lo statuto e ai pastori delle Chiese particolari a cui ciascuno di noi appartiene.